Ci stiamo prendendo gusto. Questa volta rispondo ad alcune domande più personali e che quindi non sono valide per tutti gli psicologi. Ho deciso di pubblicarle comunque perché mi sembrano spunti interessanti.
Facciamo un’ultima puntata di questa rubrica? Aspetto altre domande.Perché lo psicologo lascia parlare il paziente all’inizio del percorso?
Ogni percorso terapeutico è personalizzato, e iniziare facendo parlare il paziente permette di costruire un lavoro che tenga conto della sua unicità. Non si tratta di un’improvvisazione, ma di un approccio che mette al centro l’esperienza vissuta dalla persona, più che una tecnica predefinita.
Perché la psicoterapia online non costa meno di quella in presenza?
Nel mio caso, la terapia online non è una versione “ridotta” di quella in studio, ma un servizio con pari valore. Non ho risparmi sui costi dello studio e la terapia a distanza richiede una formazione specifica. La propongo come un’opportunità per chi non può venire di persona, ma il suo valore non cambia.
Perché nel mio curriculum formativo inserisco anche la carriera sportiva?
Si dice che praticare sport trasmetta affidabilità e determinazione. Nel mio caso, l’esperienza sportiva ha influenzato il mio modo di lavorare: il concetto di allenamento, la fiducia reciproca, il miglioramento a piccoli passi e la capacità di convivere con la fatica sono elementi che trovo fondamentali nel lavoro psicologico. Questo è particolarmente utile quando lavoro con atleti, con studenti o con persone che affrontano percorsi di crescita e cambiamento.
