L’inconscio spiegato come mi viene

Qualche giorno fa leggevo un articolo che riporto qui sotto che mi ha dato gli strumenti per dare una prima idea di cosa significa la parola inconscio nella nostra vita quotidiana.

https://www.ilmessaggero.it/salute/moltosalute/tarlo_dell_orecchio_l_inconscio_diventa_musica-7988421.html

Non mi riferisco con precisione a teorie freudiane o di suoi illustri colleghi: per quelle ci sono i libri.

A tutti sarà capitato di sentire nella propria mente, ogni tanto, l’eco di una melodia che si ripresenta sempre uguale e della quale non ricordiamo l’origine o il testo. Più è sfumata, più ci sfugge e meno riusciamo a liberarcene. Non mi soffermo sui contenuti o i significati che tale melodia potrebbe nascondere, ma pongo l’attenzione sul fenomeno generale. Se dovessi rappresentare l’inconscio lo descriverei così, come quella melodia che non sai di avere in testa fino a che non ne senti un vago frammento, che si presenta in un momento specifico e lascia una scia di emozioni e sensazioni tutte particolari. Quella melodia, esattamente come l’inconscio, affonda le sue radici in ricordi lontani, risvegliati magari da un evento recente che pare essere senza collegamento o comunque poco attinente. Dopo qualche tempo la melodia potrebbe scomparire, oppure fare capolino nuovamente chiedendoci segretamente di essere completata o di far luce sul testo che si è perduto. Il lavoro terapeutico non consiste nel ricostruire le origini, le parole o intere canzoni, ma nell’affinare l’orecchio all’ascolto di queste melodie per integrarle e accordarle nella nuova musica del presente.